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“Non è il vento a decidere la nostra rotta, ma come orientiamo le vele”

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Giovanni Trentadue


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Giovanni Trentadue

 

Info: giovannitrentadue.ps@gmail.com - 3715625128

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Il Genitore Tifoso vs Il Genitore Alleato: l'arte invisibile di sostenere senza soffocare

24-10-2026 08:00

Giovanni Trentadue

Il Mondo della Danza,

Il Genitore Tifoso vs Il Genitore Alleato: l'arte invisibile di sostenere senza soffocare

Se il coach guida la tecnica e l'atleta ci mette il cuore e il sudore, al genitore spetta un compito ancor più profondo e complesso: essere il porto sicuro.

 

 

 

Il Genitore / L'Ecosistema Educativo

 

 

 

Nel percorso di crescita di un atleta o di un danzatore, esiste un triangolo invisibile le cui linee devono rimanere perfettamente bilanciate per garantire il benessere del ragazzo: Atleta, Maestro/Coach e Genitore.

 

Se il coach guida la tecnica e l'atleta ci mette il cuore e il sudore, al genitore spetta un compito ancor più profondo e complesso: essere il porto sicuro. Un punto di approdo incondizionato, dove il valore della persona non è mai subordinato al punteggio di una gara, all'esito di un esame o al giudizio di una giuria.

Tuttavia, mossa da un amore profondo e dal desiderio di protezione, la figura genitoriale rischia talvolta di trasformarsi involontariamente in un ostacolo alla crescita emotiva e sportiva del proprio figlio.

 

Per permettere a un giovane atleta di fiorire, ci sono alcuni comportamenti e atteggiamenti che ogni genitore dovrebbe fare il possibile per evitare:

1. L'intervista al rientro in auto ("La sindrome del commissario tecnico")

Non appena finisce un allenamento o una gara, l'auto diventa spesso un tribunale. Domande come "Perché l'insegnante non ti ha messo in prima fila?", "Perché il giudizio è stato così basso?" o "Hai visto quant'era bravo l'altro?" caricano il ragazzo di un’ansia da prestazione che scavalca il senso del gioco e della passione.

Cosa evitare: Sostituirsi al coach o giudicare le decisioni tecniche.

Cosa fare: Chiedere semplicemente: "Ti sei divertito oggi?" oppure "Come ti senti?".

 

2. Proiettare i propri sogni non realizzati

Talvolta, dietro la foga o l'iper-coinvolgimento di un genitore, si nasconde il desiderio inconscio di riscattare le proprie frustrazioni o ambizioni passate. Questo trasforma i successi del figlio nel trofeo del genitore e le sue sconfitte in una delusione personale.

Cosa evitare: Sovrapporre la propria identità e le proprie aspettative al percorso del figlio.

Cosa fare: Ricordare che la danza e lo sport appartengono solo ed esclusivamente a chi li pratica.

 

3. Sminuire il ruolo dell'insegnante di fronte al ragazzo

Quando un genitore critica apertamente le scelte, le correzioni o il metodo del maestro davanti al figlio, spezza l'alleanza educativa. L'atleta si ritrova così in un conflitto di lealtà lacerante: da un lato l'amore per i genitori, dall'altro la fiducia nella sua guida in sala.

Cosa evitare: Contestare il coach in presenza dell'atleta.

Cosa fare: Se ci sono dubbi o perplessità, chiedere un confronto privato ed empatico con l'insegnante, mantenendo sempre un fronte comune e rispettoso.

 

4. Iper-proteggere dal fallimento e dalla frustrazione

Vedere il proprio figlio triste per una sconfitta o frustrato per un passaggio tecnico che non riesce fa male ad ogni genitore. Ma intervenire per "aggiustare le cose", giustificare l'errore o colpevolizzare gli altri priva il ragazzo della palestra più importante della vita: la capacità di rialzarsi da solo.

 

Un genitore efficace nello sport non è colui che spiana la strada all'atleta, ma colui che prepara l'atleta alla strada.

Essere un alleato significa:

Separare la prestazione dall'amore: Far capire al ragazzo che una gara andata male non diminuisce di un millimetro l'amore e la stima che si provano per lui.

 

Insegnare il valore del processo: Festeggiare la dedizione, la puntualità, il rispetto dei compagni e la resilienza, non soltanto la medaglia o il primo posto.

 

Offrire presenza, non ingerenza: Tifare con rispetto dagli spalti, accettare i verdetti e lasciare che la sala prove rimanga il regno sacro dell'atleta e del suo maestro.

Quando la famiglia diventa un rifugio di accettazione incondizionata, il giovane danzatore acquisisce una libertà mentale straordinaria: non balla più per paura di deludere, ma vola per la gioia di esprimersi.

 

Domanda per i lettori: Qual è stata la lezione o il gesto più grande che hai ricevuto dai tuoi genitori durante il tuo percorso sportivo o artistico, che ti ha fatto sentire davvero sostenuto e libero di crescere?

 

- Giovanni Trentadue

 

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