Il Genitore / L'Ecosistema Educativo
Nel percorso di crescita di un atleta o di un danzatore, esiste un triangolo invisibile le cui linee devono rimanere perfettamente bilanciate per garantire il benessere del ragazzo: Atleta, Maestro/Coach e Genitore.
Se il coach guida la tecnica e l'atleta ci mette il cuore e il sudore, al genitore spetta un compito ancor più profondo e complesso: essere il porto sicuro. Un punto di approdo incondizionato, dove il valore della persona non è mai subordinato al punteggio di una gara, all'esito di un esame o al giudizio di una giuria.
Tuttavia, mossa da un amore profondo e dal desiderio di protezione, la figura genitoriale rischia talvolta di trasformarsi involontariamente in un ostacolo alla crescita emotiva e sportiva del proprio figlio.
Per permettere a un giovane atleta di fiorire, ci sono alcuni comportamenti e atteggiamenti che ogni genitore dovrebbe fare il possibile per evitare:
1. L'intervista al rientro in auto ("La sindrome del commissario tecnico")
Non appena finisce un allenamento o una gara, l'auto diventa spesso un tribunale. Domande come "Perché l'insegnante non ti ha messo in prima fila?", "Perché il giudizio è stato così basso?" o "Hai visto quant'era bravo l'altro?" caricano il ragazzo di un’ansia da prestazione che scavalca il senso del gioco e della passione.
Cosa evitare: Sostituirsi al coach o giudicare le decisioni tecniche.
Cosa fare: Chiedere semplicemente: "Ti sei divertito oggi?" oppure "Come ti senti?".
2. Proiettare i propri sogni non realizzati
Talvolta, dietro la foga o l'iper-coinvolgimento di un genitore, si nasconde il desiderio inconscio di riscattare le proprie frustrazioni o ambizioni passate. Questo trasforma i successi del figlio nel trofeo del genitore e le sue sconfitte in una delusione personale.
Cosa evitare: Sovrapporre la propria identità e le proprie aspettative al percorso del figlio.
Cosa fare: Ricordare che la danza e lo sport appartengono solo ed esclusivamente a chi li pratica.
3. Sminuire il ruolo dell'insegnante di fronte al ragazzo
Quando un genitore critica apertamente le scelte, le correzioni o il metodo del maestro davanti al figlio, spezza l'alleanza educativa. L'atleta si ritrova così in un conflitto di lealtà lacerante: da un lato l'amore per i genitori, dall'altro la fiducia nella sua guida in sala.
Cosa evitare: Contestare il coach in presenza dell'atleta.
Cosa fare: Se ci sono dubbi o perplessità, chiedere un confronto privato ed empatico con l'insegnante, mantenendo sempre un fronte comune e rispettoso.
4. Iper-proteggere dal fallimento e dalla frustrazione
Vedere il proprio figlio triste per una sconfitta o frustrato per un passaggio tecnico che non riesce fa male ad ogni genitore. Ma intervenire per "aggiustare le cose", giustificare l'errore o colpevolizzare gli altri priva il ragazzo della palestra più importante della vita: la capacità di rialzarsi da solo.
Un genitore efficace nello sport non è colui che spiana la strada all'atleta, ma colui che prepara l'atleta alla strada.
Essere un alleato significa:
Separare la prestazione dall'amore: Far capire al ragazzo che una gara andata male non diminuisce di un millimetro l'amore e la stima che si provano per lui.
Insegnare il valore del processo: Festeggiare la dedizione, la puntualità, il rispetto dei compagni e la resilienza, non soltanto la medaglia o il primo posto.
Offrire presenza, non ingerenza: Tifare con rispetto dagli spalti, accettare i verdetti e lasciare che la sala prove rimanga il regno sacro dell'atleta e del suo maestro.
Quando la famiglia diventa un rifugio di accettazione incondizionata, il giovane danzatore acquisisce una libertà mentale straordinaria: non balla più per paura di deludere, ma vola per la gioia di esprimersi.
Domanda per i lettori: Qual è stata la lezione o il gesto più grande che hai ricevuto dai tuoi genitori durante il tuo percorso sportivo o artistico, che ti ha fatto sentire davvero sostenuto e libero di crescere?
- Giovanni Trentadue

