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“Non è il vento a decidere la nostra rotta, ma come orientiamo le vele”

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Giovanni Trentadue


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Esperienza, affidabilità e radici nel territorio.

Giovanni Trentadue

 

Info: giovannitrentadue.ps@gmail.com - 3715625128

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Lo spettacolo senz'anima: quando l'atleta diventa un numero

01-10-2026 08:00

Giovanni Trentadue

Il Mondo della Danza,

Lo spettacolo senz'anima: quando l'atleta diventa un numero

Lo spettacolo senz'anima: quando l'atleta diventa un numero!

 

 

 

Lo spettacolo senz'anima: quando l'atleta diventa un numero

 

 

 

Organizzare eventi non significa solo riempire le piste o fare cassa. Dietro ogni medaglia ci sono sacrifici enormi che meritano rispetto, organizzazione e ascolto.

 

Chi vive la danza sportiva dall'interno sa bene cosa significhi alzarsi all'alba, macinare ore di allenamento in sala, investire tempo, risorse emotive ed economiche. Per un atleta e per la sua famiglia, la danza non è un passatempo della domenica: è una scelta di vita, una disciplina rigorosa che richiede dedizione totale.

 

Eppure, troppo spesso, quando ci si sposta fuori dalle sale di allenamento per entrare nei contesti agonistici o nelle manifestazioni promosse da determinati enti e associazioni, si avverte una forte nota discordante. Lo vedo da giudice, lo ascolto dai racconti dei miei allievi e lo vivo come addetto ai lavori: c'è ancora troppa superficialità nella gestione e nella promozione della nostra disciplina.

 

Il problema principale nasce quando si guarda all'evento sportivo solo come a un format commerciale da riempire, dimenticando chi è il vero motore di tutto questo: l'atleta.

 

Spesso assistiamo a gare o manifestazioni caratterizzate da:

Tempi biblici e disorganizzati: Famiglie e ballerini costretti a un'attesa estenuante, sballottati da un orario all'altro senza un minimo di rispetto per i bioritmi di chi deve performare.

Logistica inadeguata: Spazi ristretti, aree di riscaldamento inesistenti o improvvisate, spogliatoi fatiscenti e condizioni di sicurezza spesso al limite.

Comunicazione approssimativa: Regolamenti fumosi, variazioni dell'ultimo minuto comunicate con sufficienza e un'assenza totale di attenzione verso le reali esigenze di chi arriva da fuori regione o ha affrontato trasferte impegnative.

 

Promuovere la danza sportiva in questo modo significa svuotarla del suo valore educativo e culturale. Significa trattare gli atleti come meri "numeri di pettorale" e le famiglie come semplici portafogli da cui attingere per quote d'iscrizione e biglietti d'ingresso.

 

Non dimentichiamo mai il ruolo cruciale dei genitori. Dietro a ogni giovane promessa c'è una famiglia che sostiene sacrifici economici notevoli e che organizza la propria vita attorno al calendario sportivo dei figli. Quando un ente organizza un evento con pressappochismo — magari offrendo un pessimo servizio o gestendo malamente la kermesse — sta mancando di rispetto a quei genitori.

 

La promozione di uno sport passa inevitabilmente dalla qualità dell'esperienza che offri a chi lo vive. Se un genitore spende tempo e denaro e riceve in cambio solo caos e disorganizzazione, il messaggio che passa è distruttivo: lo sport viene percepito come un sistema cinico anziché come una palestra di crescita.

 

Come coach, dirigente e giudice, credo che sia arrivato il momento di smettere di lamentarsi e passare ai fatti. Chi organizza eventi di danza sportiva deve assumersi una responsabilità morale e professionale nei confronti di chi scende in pista. Non basta appendere un cartello con la scritta "Trofeo" o "Campionato" per fare le cose per bene.

 

Servono pianificazione rigorosa, rispetto dei minutaggi, tabelle di marcia trasparenti e, soprattutto, un'attenzione totale alla persona. La danza sportiva è bellezza, disciplina, fatica ed emozione: trattarla con superficialità è un insulto a chi suda in sala ogni giorno.

 

È proprio da questa esigenza di cambiamento che nasce la mia scelta di scendere in campo in prima persona come organizzatore. Sto lavorando alla creazione di eventi aperti a tutti, ideati e strutturati esattamente per ribaltare questa logica: manifestazioni in cui la priorità assoluta sono le esigenze degli atleti, la serenità delle famiglie, la puntualità, la qualità degli spazi e la valorizzazione autentica della nostra disciplina.

Perché fare le cose per bene si può, basta rimettere la passione e il rispetto al primo posto.

 

Non limitiamoci a parlarne: dimostriamolo sul campo. Ho organizzato un evento pensato proprio con questa filosofia, dove atleti e famiglie troveranno la cura, l'organizzazione e il rispetto che meritano.

 

👉 [Scopri i dettagli e partecipa al nostro prossimo evento in programma cliccando qui]

 

E voi, che esperienze avete vissuto in questo senso? Avete mai avuto la sensazione di essere trattati solo come un numero di pettorale? Raccontatemi la vostra opinione nei commenti o venite a parlarne di persona al nostro prossimo appuntamento.

 

— Giovanni Trentadue

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